
DOVE I SOGNI DIVENTANO REALTÀ
di Linda Lee Ratto
Indice
Prefazione
Nota del traduttore
Capitolo uno Abbastanza grande per andare a scuola
Capitolo due I sogni e i ricordi di Sarah
Capitolo tre I sogni di Sarah diventano più chiari
Capitolo quattro Ancora sogni durante la giornata
Capitolo cinque Grandpoppy ha un piano
Capitolo sei L’attesa
Capitolo sette Mente rapida, lavoratore veloce
Capitolo otto Il Progetto
Capitolo nove Grandpoppy
Capitolo dieci Auf Wiedersehen, addio Poppy
Capitolo undici David e la sedia con le ruote
Capitolo dodici Ottimo lavoro di Sarah e David
Capitolo tredici La vera sedia con le ruote
Capitolo quattordici La presentazione
Impara la lingua di Sarah - Glossario
Nota dell’Autrice
Nota sull’Autrice
Nota sull’Illustrazione di copertina
Informazioni sul Team che ha collaborato sulla traduzione
italiana del libro
Ulteriori informazioni ed elenco delle risorse
Where Dreams Come True © 2025 Linda Lee Ratto
Prefazione
Where Dreams Come True Italian
by Linda Lee Ratto, EdM
DOVE I SOGNI DIVENTANO REALTÀ
di Linda Lee Ratto
Indice - Prefazione
Perché è stato scritto Dove i sogni diventano realtà
Dove i sogni diventano realtà nasce nel diciannovesimo secolo negli Stati Uniti, quando la mia famiglia viveva nel contesto specifico, a un miglio di distanza da una comunità Amish nel Pennsylvania Dutch Country, al confine con il North Delaware.
Io e i miei tre figli andavamo spesso a fare acquisti in questa comunità, dove i valori umani erano al centro e il vivere un passo indietro nel tempo era armonioso. Il pollame era allevato localmente e i polli venivano venduti già spennati e congelati.
La padrona di casa ci invitava in cucina per pagare e lì venivamo accolti con deliziosi biscotti e ogni sorta di cibo appena sfornato, caldo e fragrante. Mentre io contavo i soldi per pagarla, la signora, rispettosa e devota, andava a occuparsi delle sue torte, a sfornare pani, a guardare le pentole fumanti e a girare le marmellate che sobbollivano. Io e i miei figli sorridevamo, osservando la sua efficienza e abilità nel prendersi cura delle esigenze della sua famiglia e della comunità, gestendo grandi quantità di prodotti fatti in casa da vendere nei mercati locali.
Questa meravigliosa donna Amish ci ha sempre accolto calorosamente in un mondo che sembrava onesto, pieno di buon senso, autosufficiente e ancorato a valori cristiani universalmente rispettati. Avendo studiato le religioni del mondo per decenni, ho sentito, in quel tempo – e oggi lo credo profondamente – che questi solidi principi di amore, pace e convivenza armoniosa siano il cuore di ogni religione....
Titolo originale: WHERE DREAMS COME TRUE
by Linda Lee Ratto, Ed.M.
Copyright © 2025 Linda Lee Ratto Italian 5th Edition, © 2025 Linda Lee Ratto Polish 6th Edition
Copyright 2020 French Edition, Copyright 2021 Spanish Edition
Copyright © 2016, 2nd English Edition, Copyright © 2004, Azeri Edition
Linda Lee Ratto Copyright © 2004 Linda Lee Ratto
Power! Press
Tyrone, Georgia 30290 USA
Tutti i diritti riservati. L'uso di qualsiasi parte di questa pubblicazione senza il previo consenso scritto dell'autore costituisce una violazione della legge sul copyright.
Copertina del libro: fotografia del dipinto:“Amish Farm” **
by Martha Elizabeth Linter Wendel
Copyright © 2004 David G. Kirchner aka Kirk
**L’immagine sulla copertina rappresenta uno spettacolare dipinto di Martha Wendel intitolato: “Amish Farm”.
Ringraziamo David G. Kirchner per averci concesso il diritto di utilizzare questa foto per la pubblicazione di questo libro.
Library of Congress Catalogue ~ International Standard Book Number ISBN (###)
Il libro è disponibile per la lettura:
-
Sogni e realtà; 2. Disabilità ed essere diversamente abili; 3. Morte e argomenti relativi alla perdita di una persona cara; 4. Gli Amish: Cultura, Famiglia, Tradizioni;
I. LLRatto; Titolo: Where Dreams Come True
II. Livello di lettura: alunni tra 8 e 11 anni, tutte le età
III. Si raccomanda la lettura ad alta voce
Power ! Press
Australia – Azerbaijan - Brasile - Canada
Francia - Giappone - India - Irlanda – Italia – Messico
Polonia - Portogallo - Regno Unito - Russia – Scozia - Spagna
Stati Uniti d’America – Ukraina
SAMPLE CHAPTER 1
Abbastanza grande per andare a scuola
Sarah Miller si era svegliata di soprassalto. «Finalmente è arrivato! Il mio primo giorno nella scuola amish!»
Era lunedì, il giorno dopo la festa del suo ottavo compleanno. Il cuore le batteva forte mentre si alzava dal letto prima ancora che il gallo cantasse. Persino la sua camera da letto sembrava eccitata.
La mamma sbirciò nella stanza di Sarah; indossava il suo semplice vestito blu e il grembiule inamidato che sventolava nel fresco del mattino. «Mi sembrava di averti sentito, Sarah. Vedo che l'uccello mattiniero sta prendendo il volo. Papà dice che puoi saltare la mungitura mattutina delle mucche in questa prima settimana di scuola.» La mamma si infilò l'ultimo spillo nei capelli biondi striati di grigio, finendo così di sistemare l’acconciatura sotto la cuffia.
«Oh, grazie mamma,» disse Sarah e l’abbracciò alle ginocchia. «Per favore, aiutami con i capelli e la cuffia.» La mamma spazzolò i capelli dorati della figlia. Mmh… che bella sensazione farsi spazzolare i capelli, pensò Sarah e chiuse gli occhi per godersi la gentilezza del momento. Finito di spazzolare, la mamma le pettinò, separò e appuntò i riccioli. «Il regalo della nonna è perfetto.» Sarah sorrise alla sua cuffietta bianca inamidata riflessa nello specchio a mano.
«Sì. La nonna ne ha cucite tante di cuffiette di cotone bianco. È molto brava, anche se il tessuto di cotone è difficile da inamidare così bene. Tutte le brave alunne amish hanno bisogno di una cuffietta così.» La mamma sistemò l'ultimo ricciolo di Sarah, nascondendo ogni filo sotto la cuffia di compleanno.
«La nonna le ha fatte per ogni alunna nata nella nostra città di Amberg, vero?» La mamma fece cenno di sì.
Sarah ricordava la storia raccontata spesso dagli adulti del suo villaggio. Erano passati quasi nove anni da quando avevano attraversato il grande mare, poco prima che Sarah nascesse. Da quando Amberg era stata fondata nello Stato della Pennsylvania, la nonna aveva confezionato decine di cuffie e berretti neri per i nuovi scolari della piccola comunità. Aveva fatto cuffie e berretti per il freddo, per il caldo e adatti a qualsiasi riunione in chiesa o in città, ma soprattutto per la scuola.
La mamma sfiorò la guancia di Sarah, sorridendo agli occhi azzurri della figlia. «Stai sognando di nuovo, bambina mia?»
Sarah sorrise. «È una brava nonna.» Poi trasalì, sentendo gli stivali di papà sul pavimento della cucina in legno dorato. «Mamma, sto già facendo tardi a scuola?»
La mamma ridacchiò. «Oggi siamo in anticipo di un'ora, c'è tanta emozione e felicità nei nostri cuori per il tuo primo giorno di scuola.»
«Gut. Intendo dire bene,» si corresse Sarah. «Mamma, ora dobbiamo parlare di più un inglese da scuola.»
Le sopracciglia grigio-chiaro della mamma si alzarono quasi fino alla riga dei capelli. Sarah continuò: «Marta si è presa gioco del mio modo di parlare ieri alla festa di compleanno.» Sarah abbassò la voce, cercando di non parlare male di nessuno. Sapeva che non era la maniera amish; quella consisteva nel parlare e pensare sempre con amore. «Mamma, Marta ha detto che la signorina Burke vuole che in classe si parli solo inglese americano. Ora noi siamo amish americani, non amish tedeschi.»
«Ja.» La mamma annuì e prese Sarah in braccio. «Mi correggo: Sì, Sarah. Ho sentito parlare della signorina Burke. Sta cercando di fare il miglior lavoro possibile in questo nostro nuovo Paese. Il tedesco amish non è più parlato dalla maggior parte delle persone qui.»
Sarah diede un'ultima occhiata allo specchio con la cornice di legno che teneva in mano e strinse il collo della mamma. «Sei bravissima con i miei capelli, ma presto dovrò imparare a sistemarli da sola.»
La mamma le baciò la fronte: «Stai diventando veramente grande, quindi ti insegnerò tutto io. Grazie, mia Mädchen, oh… intendo figlia mia.»
«È meglio che io mangi allora, per darmi forza. Voglio pensare e parlare bene,» disse Sarah. La mamma portò la figlia in braccio nella loro cucina che odorava di pane arrostito. Le gambe di Sarah non erano cresciute bene. Erano rimaste corte e non era mai riuscita a gattonare, né a camminare.
Il padre, uomo di poche parole, disse: «Guten Morgen, Sarah. Sembri davvero grande con la tua nuova cuffia.» Il padre prese Sarah tra le braccia pulite, fresche di mattina. Sarah sentì i suoi muscoli attraverso la camicia bianca inamidata. Il papà le sorrise e le baciò la fronte, poi la fece accomodare delicatamente sulla sua sedia alta.
Sarah accarezzò il legno di quercia che Poppy aveva levigato così bene per lei. «Papà, Poppy è un ottimo costruttore di sedie, ja,» gli disse. «Ogni mattina, quando mi siedo su questa sedia per iniziare la giornata, è come se Poppy mi abbracciasse e dicesse Guten Morgen. Oh, dovrei dire buongiorno.» Sarah si muoveva e ridacchiava. Amava Poppy, il padre di suo padre. Le faceva sempre il solletico e la faceva ridere.
I Miller pregarono: «Signore, benedici il cibo che nutre i nostri corpi. Nel tuo nome, Amen.» Mangiarono uova fresche strapazzate delle loro galline. Sarah pensò che la sua mente fosse strapazzata come le uova, c'erano così tante cose da fare.
«Sarah, mi occuperò io della mungitura e di dare da mangiare agli animali. Tu preparati per la scuola. Quando tornerò leggeremo la Bibbia insieme. Alzandoci così presto la mattina dobbiamo saper sfruttare il nostro tempo con saggezza.»
«Per me va bene, padre. Il Signore mi aiuterà a vivere questa giornata nel modo migliore, lo so.» Sarah si girò sulla sedia e si mise a pancia in giù sullo scivolo di legno liscio che la riportava al pavimento. La mamma le passò i tovaglioli di stoffa. Lei strisciò verso il lavandino, poi quando la mamma la mise seduta sulla lastra di ardesia fresca si avvicinò al lavandino e risciacquò i tovaglioli della colazione.
La mamma lavò i piatti mentre Sarah li asciugava. Tutto era pronto per la lettura speciale della Bibbia.
«Cucù. Cucù. Cucù. Cucù. Cucù. Cucù.»
Sarah guardò il cucù, l’uccellino fatto a mano. Ricordava bene la storia dell'orologio a cucù. Sua madre aveva tenuto in grembo questo speciale orologio di legno per tutto il viaggio sulla nave proveniente dalla Germania. Sarah sorrise. Inspirando, apprezzò gli odori della colazione. La sua casa era accogliente, calda e piena di bei ricordi. Ne stanno arrivando di nuovi! pensò. Finalmente si sentiva più simile agli altri bambini, più grande. Era una SCOLARA. «Oggi ho del tempo in più per me. Non voglio arrivare a scuola in ritardo mein primo giorno.» La mamma sistemò i piatti asciutti sui loro scaffali e chiuse gli armadietti di legno dorato.
«Il mio primo giorno,» la corresse la mamma.
«Sì, mamma. Il mio primo giorno, non mein.»
Papà aprì la porta cigolante della veranda. «Ah, lavoratori veloci, menti veloci,» dichiarò. «Sarah, oggi andrà bene, lo so, anche Dio se ne occuperà, visto che stiamo pregando di più in questa bella mattina di primavera.» Diede a Sarah un caloroso abbraccio mentre un’ondata d’aria fresca proveniente da fuori li avvolgeva, e la fece sedere di nuovo sulla sedia alta.
«Salmo 91,» pronunciò il padre. Aprirono le loro Bibbie e lessero insieme ad alta voce: «Chi abita al riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente... Egli ti coprirà con le sue piume e sotto le sue ali troverai rifugio...» La mamma strinse la mano di Sarah mentre le sue lacrime catturavano la luce della lanterna. Sarah sorrise e ricambiò la stretta. Sapeva che la mamma aveva paura che i bambini la facessero sentire diversa. Era un problema di alcune famiglie. La mamma cercava di nascondere la sua preoccupazione, ma Sarah sapeva che alcune persone pensavano, e lo dicevano anche, che Sarah non sarebbe stata in grado di farcela, perché non poteva camminare.
«La Sua verità sarà il tuo scudo.» Sarah concluse il versetto ad alta voce e sospirò, raccogliendo una ciocca di capelli nella sua cuffia. «Credo nel mein Dio, soprattutto oggi. Neanche Marta e la sua lingua tagliente mi potranno far stare male. Ora sono più grande, ja,» disse Sarah. I suoi genitori annuirono in accordo. «Sono abbastanza grande per andare a scuola. Sono abbastanza grande per essere forte.» I tre si strinsero le mani, chinarono il capo e dissero le preghiere finali in rispettoso silenzio.
Ruth Miller accompagnò la figlia a scuola con il loro calesse nero tirato dal cavallo. La scuola era composta da una sola classe, era fatta di mattoni rossi e si trovava dall'altra parte della comunità, a circa un miglio di distanza. La brezza del mattino attraversava fischiando la cuffietta inamidata bianca di Sarah. «Mamma, vedo che hai fissato bene la mia cuffia. Mi abbraccia la testa. Sentirò i tuoi abbracci per tutto il giorno!» La mamma sorrise. Sarah vide di nuovo le lacrime spuntarle dagli occhi e sbatté velocemente le palpebre per fermare le proprie.
«Buon primo giorno, Sarah Miller,» la salutò John Hinkle, il figlio tredicenne del diacono Hinkle. Era il primo conducente del carretto rosso di Sarah e il suo aiutante del lunedì. Si avvicinò goffamente al retro del calesse dei Miller. John era un ragazzino grosso e molto simpatico. Aiutò la mamma a tirare fuori il bel carretto di legno di Sarah.
«Apro io la porta del calesse a Sarah, signora Miller,» si offrì. Fece scorrere il carretto rosso fino al lato di Sarah che sorrise alla faccia rotonda di John Hinkle e fece ciò che faceva spesso. Rotolò fuori dal calesse, scivolò giù dall’alto capovolgendosi agilmente e si ritrovò nel suo carretto ovattato da una coperta, esattamente lì, dove doveva trovarsi. Sollevando le sopracciglia, John sorrise sorpreso. «Oh!» esclamò. Il viso di Sarah si illuminò gioiosamente.
«Buona giornata a te, mia Sarah,» disse la mamma. Non volle baciare Sarah di fronte al gruppetto di trentotto bambini della scuola e si limitò a salutarla velocemente, tornando verso le redini del calesse.
«Gut. Voglio dire, buona giornata anche a te, mamma. Ora sei libera di correre senza di me. Non dovrai più portarmi in giro per casa.» Sarah sorrise e, quando la salutò, vide le lacrime brillare sulle guance della mamma al sole del mattino. «Mi mancherai, mamma!» esclamò, mentre la mamma scompariva dalla vista. John spinse dolcemente Sarah sul vialetto sterrato fino al primo gradino di mattoni della scuola. L'unico suono che udì, una volta ferma nel suo carretto, fu quello del cavallo e del calesse della mamma in lontananza.
Sarah si sentì addosso i settantasei occhi dei compagni di classe.
Mamma! pensò Sarah. Gli occhi la fissarono. Sarah era prossima alle lacrime ma sbatté le palpebre, fece un respiro profondo e balzò fuori dal suo carretto. Studiò in su e in giù i sei gradini della scuola e li salì velocemente, trainando il corpo fino alla massiccia porta di legno della scuola. Mormorò dentro di sé: «Mi mancherà la mamma, ma ora devo imparare dagli altri. Mostrerò loro che, anche se non posso camminare, posso muovermi e pensare bene come gli altri, ja. Sono forte!»
La signorina Burke, la maestra di Amberg, aprì la porta intagliata e si fece da parte per fare entrare gli alunni. Il suo grembiule bianco inamidato, che copriva un formale abito nero amish, ondeggiò rigido nella brezza. La signorina Burke lo appianò rapidamente con le mani.
Sarah deglutì a fatica quando vide il solito sorriso a labbra tese della signorina Burke. Passò velocemente davanti ai suoi stivali neri di pelle ben allacciati sorridendo il più possibile. John la seguì goffamente a ruota. «Siediti qui accanto a me, Sarah,» sussurrò il ragazzo. Sarah vide che i bambini la guardavano. Distolse subito lo sguardo e pensò: È meglio che tratti tutti con lo zucchero, non con una goccia di aceto. Meglio dire poco e sorridere molto. Sorrise alla signorina Burke, poi a Lily, l’amica quattordicenne, seduta con alcune ragazze più grandi. Sorrise anche agli altri studenti che la guardavano. Sorrise di nuovo a John, mentre saliva sulla panca di legno fino al suo posto.
John, notando quanto fosse seduta in basso, impilò la maggior parte dei suoi nuovi libri in modo che fosse più in alto. «È molto bello, John. Grazie,» mormorò lei. Ora poteva vedere gli altri alla stessa altezza. Rifletté a lungo e poi disse: «John, non pensare che io sia arrabbiata con te, ma oggi ascolterò soltanto e non parlerò. Ti parlerò durante il pasto di mezzogiorno. Non voglio perdermi nulla di questo primo giorno di scuola.»
John annuì. «Questo è intelligente, perché se la signorina Burke fa una domanda e tu non l’hai ascoltata, dovrai per punizione sederti nell’angolo di fronte a tutta la classe.» Sarah sollevò le sopracciglia quasi fino ai capelli, poi deglutì, ingoiando un nodo alla gola.
Sarah ascoltò attentamente la signorina Burke che leggeva una storia sui numeri. Lavorò con John, scrivendo l'alfabeto con il gesso bianco sulla sua nuova lavagna. Le piacque ascoltare una storia della Bibbia letta da Hilda, una tredicenne bionda dai luminosi occhi color nocciola. Notò che John si pettinava i capelli castani ondulati con le dita quando ascoltava Hilda. Sarah si sentiva più sveglia che mai, come se fosse stata trasferita in un'altra vita. Le piaceva la scuola e amava molto imparare. Ora sono finalmente come gli altri bambini.
«Qual è la parola inglese per Kaninchen, Sarah?» domandò la signorina Burke.
Sarah ricordava tutto della storia che la signorina Burke aveva letto, prima di quella di Hilda. «Coniglio, signorina Burke,» rispose. Stava per concludere la risposta con ja, ma si ricordò che la signorina Burke insegnava inglese americano in questa scuola amish. Ja era tedesco amish, così trattenne la lingua con orgoglio.
La signorina Burke annuì con la sua bocca rigida. Ma sarà mai capace di sorridere, la signorina Burke?
Sarah si accorse che Marta la guardava in modo strano. Perché Marta mi guarda così male? Samuel, un altro bambino di otto anni, suonò la campanella di ottone della scuola per il pranzo. Sarah non aspettò John. Scese dalla pila dei libri, scivolò all’indietro sulle scale della scuola e saltò direttamente sul suo carretto rosso. John l’aveva parcheggiato nell'erba per evitare che rotolasse. Era impegnata a masticare delle fette di mela alla cannella quando John si avvicinò.
«Sei veloce, Sarah Miller.» John rise mentre la tirava verso i tavoli da picnic sotto un rigoglioso acero verde. Aveva un cappello di paglia a tesa larga per ripararsi il viso dal sole di mezzogiorno. I compagni di classe si sistemarono ai tavoli da picnic in legno intorno all'albero, ma nessuno si sedette accanto a loro.
Sarah guardò gli occhi color nocciola di John. Le ricordavano quelli di Hilda. «John, sei stato intelligente a parcheggiare il carretto in modo che non rotolasse.»
«Non quanto te, Sarah. Sei così giovane, ma con la testa sei molto grande, Ja.» John tirò fuori il suo pane e formaggio.
«Non sono così intelligente né così veloce come lo sono nei miei sogni.»
John non capiva cosa intendesse. «Sogni? Io non faccio sogni, Sarah.»
«Oh John, io faccio sogni chiari e precisi come le foglie di questo acero.»
«Forse sogno anche io, ma non ricordo niente.»
«John, dovresti provare e riprovare a ricordarteli una notte. È meraviglioso. Io sogno persino di poter volare!»
John sorrise tornando a gustare la sua fetta di pane grossa e croccante. «Questo è meglio non raccontarlo. La signorina Burke penserà sicuramente che tu abbia dei grilli per la testa, se lo dici alla classe.» Masticò il boccone, osservando attentamente il volto di Sarah.
Lei rise forte. John è divertente. Pensa, io con i grilli in testa! Si guardò intorno, notando di nuovo molti occhi su di lei. Si calmò e sussurrò: «I miei sogni li condividerò solo con te, John.»
John annuì e si infilò in bocca un biscotto di zucchero. Lo buttò giù rapidamente. «Ja, ho sentito parlare dei sognatori e ora conosco te. Se tu sei una sognatrice, i sognatori devono essere persone intelligenti.»
Sarah sentì il suo viso illuminarsi come il sole. Si sentiva grande accanto a John. Devo stare attenta a quel che dico. La gente amish non insegna né parla dei sogni; parla quasi sempre di cose pratiche. Sarah si leccò le dita coperte di miele, pensierosa. Perché mi fissano così? Tutti i bambini della scuola conoscevano Sarah.
La loro città, Amberg, era composta da solo venti famiglie e quarantanove bambini, compresi i neonati. Tutti conoscevano tutti. Tutti erano venuti insieme dalla Germania attraverso il grande oceano, e avevano sempre pregato e lavorato uno di fianco all'altro. Sarah masticava lentamente il pane dolce, mentre i giovani la fissavano a lungo e intensamente, come se fosse la prima volta che l’avessero vista.
Sono come voi, non sono diversa. Mi conoscete, pensò, ma non disse nulla ad alta voce. I bambini della scuola continuavano a mangiare ai loro tavoli lisci e levigati, parlando tra di loro e continuando a fissarla.
«Sono contenta che la mamma abbia messo una fetta di pane in più con del miele di trifoglio. Oggi ho fame,» disse Sarah a John. Forse, se mi tengo occupata a parlare con John, non sentirò così tanto i loro occhi addosso. John annuì. La famiglia di John produceva un ottimo miele dai suoi alveari. Sarah voleva far sentire bene John e mantenersi occupata, così disse: «Il più dolce dei mieli è il vostro miele Hinkle. Mi fa venire l’acquolina in bocca.»
John sorrise in segno di silenzioso ringraziamento. Guardandosi intorno, anche lui cominciò a notare gli occhi addosso. «È un giorno importante, Sarah. L’apprendimento consuma energia, dunque, dobbiamo mangiare anche se siamo prevalentemente seduti e non muoviamo il corpo. La mente lavora sempre. Tu, inoltre, muovi il tuo corpo tutto il giorno, così consumi velocemente l’energia.» John parlò rapidamente, sperando di attirare l'attenzione di Sarah su se stesso piuttosto che sugli altri.
A Sarah piaceva John, anche se era molto più grande di lei, quasi quattordicenne. L'anno successivo si sarebbe diplomato e sarebbe andato a lavorare a tempo pieno nelle fattorie. Per quanto fosse più grande, cercava comunque di capire gli altri. Nascosto dai capelli castani e dal cappello di paglia a tesa larga, ascoltava sempre tutti con molta attenzione. John è un ottimo aiutante, pensò Sarah, ma non disse nulla.
All'improvviso, gli occhi di Sarah si illuminarono per un'idea. «John, mi sono appena ricordata di aver sognato di fare il salto con la corda la notte scorsa, e oggi ho portato la corda con me. Io terrò la corda da una parte e tu cerca chi tenga l'altra parte,» disse Sarah. Ripiegò il tovagliolo di stoffa a quadretti rossi nel cestino del pranzo e tirò fuori la corda da sotto la coperta del suo carretto rosso.
«Io la terrò da una parte, tu dall’altra. Se iniziamo a girare, qualcuno verrà sicuramente a saltare,» disse John. Così si misero a girare la corda cantando la canzone dell’Abbecedario: «A sta per Anna e vive ad Amberg... B sta per Ben e lavora nel fienile... C sta per Cornelius...»
Presto i bambini si riunirono, si misero in fila e a turno cominciarono a saltare e cantare: «D sta per David...»
Sarah respirò profondamente, sedendosi più dritta sul prato. Era molto orgogliosa e felice di essersi ricordata del suo sogno di saltare con la corda.
«Siamo a casa!» John e Sarah annunciarono la loro presenza attraverso la porta d’ingresso mentre John sollevava Sarah per farla entrare dentro.
«Oh, mia Sarah, come è bello vedere il tuo viso. La casa senza di te sembra vuota.» La mamma abbracciò Sarah mentre la prendeva dalle braccia di John. «John, ti prego, resta per dei biscotti di zucchero alla cannella e il latte fresco.»
«Grazie, signora Miller, ma so che mia madre mi vuole a casa per le faccende. Devo andare,» disse John.
«John, vorrei che tu fossi il mio aiutante tutti i giorni, ma ci vedremo di nuovo venerdì mattina. Ora devi essere libero di lavorare e studiare per conto tuo,» disse Sarah, abbracciandolo per ringraziarlo. «Tieni, prendi un biscotto per tornare a casa. Goditi la tua passeggiata senza di me.» «Grazie, piccola Sarah,» disse John.
Leccò il biscotto alla cannella di circa quindici centimetri. «Ma io sono già libero e ho scelto di aiutarti per far sentire libera anche te. Con la tua mente e i tuoi sogni, credo tu faccia sentire tutti un po' pigri,» ridacchiò John. «Auf Wiedersehen, signori Miller. Oh, scusatemi. La signorina Burke mi rimprovererebbe per aver usato il tedesco amish. Buonanotte, signori Miller.»
«Sì, buona serata, John Hinkle, e saluta la tua famiglia,» disse la mamma. Sarah raccontò alla mamma la sua giornata, tranne degli sguardi fissi dei compagni. Mangiò tre enormi biscotti alla cannella e bevve due bicchieri di latte.
All'improvviso, gli occhi di Sarah si riempirono di lacrime.
«Cosa c'è, figlia mia?» chiese la mamma. Tolse la cuffia bianca dalla testa di Sarah liberando i suoi riccioli dorati e umidi. Le toccò la fronte con il palmo della mano.
«Sarah? Hai la febbre!» gridò la mamma.
«Sono un po' stanca, mamma.»
«Gli alunni del primo anno devono riposare, non lo sapevi? E si sa perché,» disse la mamma.
Sarah guardò negli occhi spenti e preoccupati di sua madre. «Ja. Ho dei compiti da fare prima che faccia buio, ma un riposino mi farà bene,» sussurrò, e appoggiò la testa sulle mani sul tavolo di cucina. Sfiorò la tovaglia a scacchi rossi. Haus – Casa. È così bello essere a Haus, pensò Sarah, sbattendo a lungo le palpebre. Non le importava di pensare in tedesco, più di quanto avesse fatto per tutto il giorno. Era molto, molto stanca. ....